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Se non è Gragnano desisti!

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I vini hanno le loro stagioni, la freschezza dei bianchi in estate ed i toni caldi e profondi dei rossi dell’inverno, tra tutte queste vette nel mondo vinicolo, c’è un calice campano che fa della sua semplice bevibilità un ideale compagno quotidiano senza stagione, quello che in passato con suo nome rappresentava il vino a Napoli, un vino da famiglia chiamato Gragnano.

Dove nasce il vino chiamato Gragnano?

La casa di questo vino, sottozona della DOC Penisola Sorrentina, è nei comuni di Gragnano, Pimonte e parte della zona di Castellammare di Stabia, è questa la culla delle coltivazioni che affondano radici non solo nel terreno ma anche nella storia delle famiglie che da decenni sono impegnate come conferitori delle uve che concorrono alla produzione della DOC.
I vitigni contemplati nel disciplinare sono elementi della tipicità vinicola campana, Piedirosso (Per‘e Pallummo), Aglianico e Sciascinoso con altre uve locali a bacca nera (come surbega, castagnara ed altre) concorrono a definire l’essenza briosa di un bere spensierato. Questo vino, celebrato nel dialogo tra Totò e Pasquale il fotografo nel celebre film ‘’Miseria e Nobiltà’’, dà piacevolezza già agl’occhi nel versarlo quando si solleva un soffice perlage violaceo che rimanda al naso una caratteristica nota fruttata di ciliegia e con il suo essere anche delicatamente floreale il vino invita all’assaggio con una spontaneità disarmante.

Il primo sorso e la sua gradazione alcolica

Il primo sorso accarezza il palato con la sua effervescenza, il gusto amabile e leggermente sapido conquistano una vasta platea di fruitori, il grado alcolico solitamente contenuto, 11,5 %, lo rendono adatto al quotidiano con un’ampia versatilità di abbinamenti da una sontuosa lasagna alla carne di maiale, salsicce con contorno di friarielli, o a cibi che ancora di più si avvicinano alla sua anima popolare come la classica pizza o un tagliere di formaggi e salumi.

Il Gragnano è stato spesso relegato in un ruolo marginale nel mondo del vino ma questo popolare calice che ha saputo attendere il tempo di un rinnovato interesse capace com’è di strappare un sorriso al primo sorso. Un lavoro di stile in questa direzione è quello intrapreso da Salvatore Martusciello, erede morale della storica cantina Grotta del Sole, che ha iniziato a sviluppare dal 2014 il suo personale progetto vinicolo, affiancato dalla moglie Gilda, sulla scia della gloria dell’azienda vinicola di famiglia, per dare vita a quello che più di un nuovo lavoro si pone come punto di incontro tra la tradizione ed un futuro fatto di alta selezione qualitativa.

Il calice OTTOUVE

Il suo calice è OTTOUVE un Gragnano che in sé racchiude un assaggio piacevole e non scontato, rispettando i classici canoni di questo vino, un colore rubino vivo e con una freschezza leggera, ma che si eleva ad un’eleganza nell’assaggio che spinge i suoi canoni popolari alla conquista i palati esigenti.
L’anima di questo vino è dover essere fedele a se stesso, al suo modo d’esser nato e di stare lontano dalle mode del mercato, nel suo modo d’essere popolare ma con stile, nella sua possibilità d’accompagnare non solo pasti diversi ma i diversi momenti spensierati della vita.

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