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Compleanno tra le vigne a Masseria Campito

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“Guarda il calor del sol che si fa vino” recita in un verso Dante… ed i partecipanti al corso di “Degustazione e Servizio del Vino”, organizzato nell’Agro Aversano dall’associazione culturale “Enodegustatori Campani”, sono andati a vederlo in un incontro davvero speciale, dove hanno avuto la possibilità di approfondire vari aspetti di viticoltura direttamente sul campo, tra le vigne… assistendo poi ai passaggi che seguono le uve e il mosto in cantina per diventare vino.

L’ultimo incontro del corso si è svolto, infatti, nel pomeriggio del primo Aprile presso Masseria Campito, azienda vitivinicola delle cugine Di Martino (Francesca, Claudia, Simona e Ludovica) che dal 2000 si sono dedicate, nella loro proprietà, alla coltivazione di uve di Asprinio, vitigno autoctono dell’Agro Avervasno.

I circa sei ettari di vigneto, coltivati da quest’azienda in conversione al biologico, sono in contrada Casolla nel comune di Gricignano di Aversa, a circa 50 metri sul livello del mare su terreni di medio impasto, profondi e fertili. La maggior parte della superficie vitata è, ovviamente, occupata da viti di Asprinio, dalle cui uve l’azienda ottiene vini sia fermi che spumanti (metodo Martinotti-Charmat e metodo Classico); tuttavia, sono presenti anche viti di Falanghina (biotipo “beneventano”), da cui l’azienda ottiene  il “Falasprì”, vino fermo con una certa percentuale di Asprinio.

Masseria Campito è una delle poche aziende imbottigliatrici di Asprinio nell’Agro Aversano; il loro lodevole lavoro sta portando l’Asprinio ad avere sempre più visibilità a livello nazionale. Sì! Perché, purtroppo, l’Asprinio non ha sempre vissuto momenti felici… basti pensare che, fino a pochi decenni fa, era destinato alla produzione di distillati (la Buton ne ricavava il brandy “Vecchia Romagna”) o, tutt’al più, ad un consumo familiare… ritenuto, infatti, un vino troppo duro, acidulo, difficile da bere.

Fortunatamente, grazie alla caparbietà di aziende come questa, stiamo assistendo ad una rivalutazione di questo vino e della spiccata acidità che tanto lo caratterizza (tale da farlo paragonare da Veronelli ai vinhos verdes portoghesi), nonché ad una riscoperta del nostro territorio. Intravedo, dunque, la speranza di evitare la scomparsa di questo vitigno autoctono, che in passato (fino agli anni ’60) ricopriva con le sue magnifiche alberate le campagne tra Napoli e Caserta per ben 16’000 ettari, ridotti oggi a poco meno di 200.

Quella di Sabato è stata, inoltre, una giornata resa ancor più speciale dal fatto che, giusto un anno fa, nasceva l’associazione culturale “Enodegustatori Campani”… un’associazione di appassionati che punta alla diffusione della cultura del vino e, di conseguenza, alla valorizzazione dei territori di produzione.

Ringrazio per l’ospitalità Claudia Di Martino e suo marito Paolo Calvanico, due “alfieri” dell’Asprinio di Aversa!

 

 

 

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